L’operazione Barkhane: Il ruolo della Francia nel contrasto ai gruppi jihadisti nel Sahel

Di Giuseppe Giliberto - 11/11/2021

Negli ultimi anni l’area del Sahel, situata nell’Africasub-sahariana, sarebbe diventata una delle maggiori areeche il terrorismo islamico avrebbe scelto per iniziare la sua espansione all’interno del continente africano. Ad oggi infatti risultano essere stati eseguiti molti attentati terroristici in Mali, Niger e Burkina Faso.I fattori che hanno consentito la diffusione di gruppi jihadisti sono stati sicuramente le instabilità etniche e politico-sociali, presenti nei vari paesi del Sahel, senza contare il supporto che viene garantito alle organizzazioni terroristiche da parte della criminalità locale, la quale ha garantito ai jihadisti supporto dal punto di vista strategico e tattico.

Il paese nel quale vi è stata una rapida diffusione di gruppi jihadisti è sicuramente il Mali. Il paese, ex colonia francese, nel 2012 divenne teatro di un’insurrezione armata da parte dei Tuareg. A guidare questa rivolta almeno nelle fasi iniziali vi era il Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad, il cui obbiettivo principale era quello dell’indipendenza dell’Azawad dallo stato maliano. Nei mesi successivi però gruppi jihadisti presenti nell’area come al-Qaeda nel Maghreb Islamico,Ansar al-Din e il Movimento per l’unicità del jihad in Africa occidentale, cominciarono ad infiltrarsi all’interno del movimento. Queste cellule seppur molto differenti tra di loro, risultano essere affiliate al gruppo terroristico internazionale di al-Qaeda.

In seguito dopo aver preso il comando delle forze ribelli, i jihadisti ne approfittarono per cominciare una serie di attacchi nella parte meridionale del Mali, arrivando ad un punto critico, in quanto sembravano pronti a sferrare un attacco decisivo verso la capitale Bamako. Il crescere della minaccia cominciò ad interessare il governo francese, il quale decise di reagire per fermare la rivolta jihadista e ristabilire l’ordine all’interno del paese. Ciò dopo aver ottenuto il consenso ad agire da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che autorizzarono l’intervento della Francia tra l’ottobre e il dicembre del 2012 (Risoluzioni 2071 e 2085)[1]. I motivi che spinsero il governo francese ad intervenire in Mali erano principalmente legati alla salvaguardia dei cittadini francesi presenti nel paese e per tutelare gli interessi economici della Francia nel paese[2].

L’operazione ebbe inizio nei primi mesi del 2013; a questa venne inizialmente dato il nome di operazione Serval, salvo poi cambiare nome in Barkhane nel 2014[3].In quello stesso anno ebbe luogo il G5 del Sahel, il cui obbiettivo era quello di elaborare una strategia comune per la lotta al terrorismo jihadista, l’obbiettivo principale dei francesi era quello di aiutare i paesi saheliani nel contrastare l’espansione jihadista. La collaborazione venne strutturata su tre punti fondamentali:

  1. Cooperazione: La Francia si impegna a formare, addestrare, equipaggiare e a consigliare le forze armate di: Mali. Mauritania, Niger, Burkina Faso e Ciad. Per fare questo le forze armate francesi hanno messo a disposizione i loro partenariati militari presenti nell’area come per esempio: l’EFS (Elementi Francesi in Senegal) e FFCI (Forze Francesi in Costa d’Avorio).
  2. Partnership di combattimento con la Task Force Takuba:Prevede che questa Task-Force, composta da alcuni paesi europei sotto la guida francese, accompagni e supporti le forze armate saheliane durante le operazioni anti-terrorismo.
  3. Riassicurazione: Prevede un intervento rapido a favore delle forze alleate[4].

L’area nella quale questa coalizione decise di instaurare le propri e basi operative fu principalmente quella meglio conosciuta come l’area dei “tre confini”, che comprende Mali, Burkina Faso e Niger. questa alleanza prese il nome di Forze Congiunte del G5 Sahel, ad aderire a questa coalizione furono militari provenienti da Mali, Mauritania, Niger, Ciad, Camerun e Burkina Faso[5]; le forze militari dei paesi del Sahel hanno deciso di impiegare 5’100 uomini, mentre le Nazioni Unite hanno inviato a supporto della missione 15’200 soldati. A queste successivamente si sono unite anche le forze dell’Unione Europea, meglio conosciute come European Union Training Mission, alle quali è stato affidato il compito di contribuire alla formazione delle forze africane e di fornire supporto all’operazione Barkhane, includendola di fatto proprio all’interno della coalizione guidata dal governo di Parigi[6].

Per portare avanti l’operazione l’esercito francese si avvale dell’utilizzo di basi logistiche situate nell’area. Delle basi di appoggio permanente sono state posizionate nelle città di Ndjamena (Ciad),Niamey (Niger) e Gao (Mali), nelle prime due sarebbero presenti anche delle basi aeree. Niamey è inoltre il luogo in cui si trovano le basi dell’Intelligence, della quale, oltre alla Francia e i paesi delle Forze Congiunte del G5 Sahelfanno parte anche gli Stati Uniti; sempre nella capitale nigerina si trova la sede del Posto di Comando Congiunto. A Ndjamena invece ha sede il Distaccamento di Collegamento e Contatto che collega le Forze Congiunte del G5 Sahel con le forze dell’operazione Barkhane. Nelle aree di Kidal, Tessalit, Tomboctu, Aguelal, Gossi, Faya e Abéché, sono state installate delle basi avanzate temporanee, mentre per quanto riguarda il trasporto marittimo sono stati creati dei punti di appoggio a Dakar, Abidijan e a Douala[7].

L’apporto di questa operazione ha trovato fin da subito molte difficoltà, molte delle quali a causa dei vari conflitti e all’instabilità etnica sociale nei paesi del G5 Sahel, conflitti nei quali i gruppi jihadisti si sono infiltrati senza alcun problema. I gruppi terroristici hanno concentrato la loro attenzione sull’ottenere il consenso popolare, soprattutto tra quelle fasce di popolazione più disagiate. Ma la cosa più preoccupante è che nell’area saheliana, negli ultimi anni sono sorte in maniera continua nuove formazioni jihadiste.

Nel 2015 oltre ad al-Qaeda, è stata accertata la presenza nel continente africano anche dello Stato Islamico. L’allora leader Abu Bakr al-Baghdadi creò una wilayah (provincia) proprio nel Sahel, alla quale venne dato il nome di Stato Islamico nel Grande Sahara. Alla guida di questa provincia venne messo Adnan Abu al-Walid al-Sahrawi, veterano jihadista, ex membro del Fronte Polisario e tra i fondatori del Movimento per l’unicità del jihad in Africa occidentale. Questa nuova formazione si è resa autrice di numerosi attentati in: Niger (tra i più clamorosi quello di Tongo Tongo, nel 2017, nel quale persero la vita 5 militari di nazionalità nigerina e americana, ed altri attentati messi in atto tra il Niger, il Mali e il Burkina Faso.

Nel 2017 fece la su comparsa Jama’ahNusrah al-Islam wal-Muslimin(Gruppo per il sostegno all’Islam e ai musulmani), gruppo vicino ad al-Qaeda, al cui vertice vi sarebbe il terrorista maliano di etnia tuareg Iyad Ag Ghaly; considerato un abile stratega ed ottimo negoziatore, Ag Ghaly prese parte alla fase iniziale della rivolta dei tuareg del 2012, all’epoca infatti era considerato come uno dei membri di punta della fazione terroristica Ansar al-Din. Il bilancio delle vittime tra il 2019 e il 2020 mette in luce che la maggior parte degli attentati messi in atto contro obbiettivi militari e civili, sarebbero stati commessi da Jama’ahNusrah al-Islam wal-Muslimine dallo Stato Islamico nel Grande Sahara[8].

L’operazione Barkhane tra il 2019 e il 2021, ha permesso alle forze di sicurezza di ottenere degli importanti risultati nella lotta contro il terrorismo fondamentalista. Nel 2019 sono riusciti a neutralizzare Abou Abderahman al-Maghrebi,numero due di Jama’ahNusrah al-Islam wal-Musliminnel 2020 in un raid aereo le forze di sicurezza sono riuscite a eliminare Abdelmalek Droukdal, leader terrorista di al- Qaeda nel Maghreb Islamico. Mentre nel 2021 le forze dell’operazione Barkhane sono riuscite ad ottenere importanti risultati nella lotta contro lo Stato Islamico nel Grande Sahara, culminata nel settembre del 2021 con la morte del leader Adnan Abu al-Walid al-Sahrawi[9].

Nel giugno del 2021 il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato l’inizio di un progressivo ritiro del suo governo dall’operazione Barkhane, Tra le motivazioni principali vi sarebbe quella dell’impossibilità di portare a termine delle operazioni per stabilizzare l’area, dovuta soprattutto ai continui colpi di stato nei paesi saheliani, tra i più recenti quello del Mali; il presidente francese si sarebbe inoltre lamentato del fatto che in questi paesi vi sia una mancanza di leggi e di assunzioni di responsabilità da parte dei paesi del G5 Sahel[10]. L’ultimo bilancio proveniente dal Ministero della Difesa francese mette in evidenza i risultati ottenuti dall’operazione Barkhane, tra cui il numero delle operazioni anti-terrorismo messe in atto nell’area (128), oltre che l’impegno delle truppe anche a sostegno con interventi socio-umanitariin favore della popolazione[11].Il ritiro da parte delle truppe potrebbe costituire una seria minaccia per la popolazione saheliana e per il popolo africano in generale. Negli ultimi anni di fatto lo Stato Islamico avrebbe cominciato la sua espansione anche nella parte centro-meridionale del continente, in particolare nella Repubblica Democratica del Congo e nel Mozambico.

Sempre restando nel Sahel il possibile ritiro delle truppe francesi sarebbe un grave errore, in quanto molti leader terroristici risultano ancora liberi ed in attività, tra questi quello che possiamo considerare come la più grande minaccia per le popolazioni del Sahel ovvero Iyad Ag Ghaly, che nel corso degli anni si è dimostrato molto abile nel riunire intorno a se molti dei principali gruppi jihadisti presenti nell’area. È molto probabile che un futuro disimpegno della Francia possa portare le formazioni jihadiste ad ottenere una facile vittoria sui paesi del Sahel, con possibili ripercussioni non solo per il popolo africano, ma anche per i cittadini stranieri presenti nel Sahel.

[1]Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale, La Comunità Internazionale, Vol. LXVIII, 2021, reperibile al sito: https://www.esteri.it/mae/resource/doc/2021/05/estratto.pdf.

[2]Centro Studi Internazionali, L’escalation della crisi maliana e l’intervento militare francese: i possibili sviluppi ed il ruolo della Comunità Internazionale, gennaio 2013, reperibile al sito: https://leg16.camera.it/temiap/temi16/Mali%20intervento%20francese.pdf.

[3]Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale, La Comunità Internazionale, Vol. LXVIII, 2021, reperibile al sito: https://www.esteri.it/mae/resource/doc/2021/05/estratto.pdf.

[4]Ministère des Armées, Dossier de Presse Operation Barkhane, septembre 2021, reperibile al sito: https://www.defense.gouv.fr/operations/afrique/bande-sahelo-saharienne/operation-barkhane/dossier-de-reference/operation-barkhane .

[5] Ministero della Difesa, Missione, reperibile al sito: https://www.difesa.it/OperazioniMilitari/op_intern_corso/Mali_Task_Force_Takuba/Pagine/Missione.aspx.

[6] Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale, La Comunità Internazionale, Vol. LXVIII, 2021, reperibile al sito: https://www.esteri.it/mae/resource/doc/2021/05/estratto.pdf .

[7]Ministère des Armées, Dossier de Presse Operation Barkhane, septembre 2021, reperibile al sito: https://www.defense.gouv.fr/operations/afrique/bande-sahelo-saharienne/operation-barkhane/dossier-de-reference/operation-barkhane .

[8]Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale, La Comunità Internazionale, Vol. LXVIII, 2021, reperibile al sito: https://www.esteri.it/mae/resource/doc/2021/05/estratto.pdf .

[9] Ministère des Armées, Dossier de Presse Operation Barkhane, septembre 2021, reperibile al sito: https://www.defense.gouv.fr/operations/afrique/bande-sahelo-saharienne/operation-barkhane/dossier-de-reference/operation-barkhane .

[10]La Francia si ritira dal Sahel, ‘via i militari’, 10 giugno 2021, “ANSA”, reperibile al sito: https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2021/06/10/la-francia-si-ritira-dal-sahel-via-i-militari_e55bfe40-0199-4779-bfe5-77875136a512.html .

[11]Ministère des Armées, Dossier de Presse Operation Barkhane, septembre 2021, repribile al sito: https://www.defense.gouv.fr/operations/afrique/bande-sahelo-saharienne/operation-barkhane/dossier-de-reference/operation-barkhane .