Le video riprese nel processo penale: profili di ammissibilità e di utilizzabilità

Francesca Giordano - 26/11/2021

Il nostro sistema processuale accoglie il principio di libertà della forma della prova, subordinando l’ammissibilità di quelle atipiche ad alcune garanzie di portata generale.

Ciò significa che quando è richiesto un mezzo di prova[i] che sfugge ad una compiuta disciplina legislativa, il giudice può assumerlo se esso risulta idoneo all’accertamento dei fatti-reato e se non pregiudica, in alcun modo, la libertà morale della persona (artt. 188 e 189 c.p.p.). Pertanto, il convincimento del giudice può essere fondato su qualsiasi elemento, anche atipico, purché non acquisito in violazione di un espresso divieto.[ii]

La previsione rigorosa esposta ricomprende tutti gli strumenti astrattamente riconducibili a tale genus, tra cui, le video riprese, ossia attività svolte con strumenti di captazione visiva con cui viene registrato quello che accade in un luogo, all’insaputa di chi in esso si trovi. Il tema ha generato non pochi dibattiti, ma oggi, grazie agli apporti giurisprudenziali siamo in grado di risalire a dei criteri di utilizzabilità processuale.

Procediamo però per gradi.

Vista l’indubbia ammissibilità di tale mezzo di ricerca, stante l’attitudine a fornire prove inopinabili per dimostrare i fatti, occorre confrontarsi con preoccupazioni rilevanti in tema di diritto alla riservatezza, che discende dall’articolo 2 della Costituzione e in modo più specifico dall’articolo 8 della Cedu. Il primo approdo decisorio risale alla distinzione, suggerita dalla Corte costituzionale[iii], tra comportamenti comunicativi – che rientrano nella fattispecie delle intercettazioni fra presenti, artt. 266 e ss. c.p.p. al fine di captarne i colloqui orali di natura illecita – e comportamenti privi di una valenza comunicativa – in riferimento a mere presenze di persone e di cose, che fungono da elementi di conferma di circostanze indizianti già esistenti – che rientrano nello schema di atipicità qui analizzato e su cui ricadono questioni di legittimità costituzionale, con rinvio all’articolo 14 Cost. sull’inviolabilità del domicilio. Nel concetto di domicilio vengono ricompresi, con rinvio alla Sez. Civ. con sentenza 6361/2005, sia i luoghi di privata dimora e sia i luoghi in cui il soggetto transitoriamente si sofferma per compiere attività della sua vita, riconducibili al lavoro, allo studio o allo svago, creando quindi un’area di riservatezza tale da estenderne le garanzie[iv].In questi casi la Suprema Corte è pervenuta con la sentenza 7063/2000, all’utilizzabilità delle risultanze in ambienti di privata dimora, solo se rispettano il livello minimo di garanzie previste dalla tutela costituzionale.[v]Ne deriva quindi che le garanzie e le limitazioni delle riprese video testè rammentate non sono applicate alla categoria generale delle video riprese effettuate in luoghi pubblici o aperti al pubblico[vi].

Al cospetto di tale ragionamento è utile riassumere la disciplina; l’attività di indagine delle video riprese,in luoghi riservati o di privata dimora, deve essere disposta con atto motivato dall’Autorità giudiziaria e quindi, anche con provvedimento motivato del p.m. da solo non sufficiente a garantirne l’ammissibilità, in quanto si postula altresì che tale provvedimento sia adottato nei casi e nei modi previsti dalla legge, in ottemperanza dell’articolo 13 Cost. in proposito alla specifica motivazione in fatto e diritto.

 

Bibliografia essenziale

TONINI Paolo, “Diritto delle prove penali”, Giuffrè Editore, Milano, 2014; TONINI Paolo, “Manuale di procedura penale”, Diciannovesima edizione, Giuffrè Editore, Milano, 2018; FERRUA Paolo, “La prova nel processo penale”, II Ed., Torino, Giappichelli Editore, 2017.

 

 

 

 

[i] L’articolo 189 c.p.p. si riferisce ai mezzi di prova e solo successivamente la dottrina ha esteso la disciplina ai mezzi di ricerca della prova, ammettendo un contraddittorio postumo sulle modalità di acquisizione.

[ii] Cass., sez. IV 26 febbraio 2008, n. 18454; Cass., sez. IV 4 febbraio 2004, n. 16902.

[iii] Corte Cost., sent. 11.04.2002, n. 135.

[iv] La nozione di domicilio accolta dal legislatore costituente è più ampia rispetto a quella prevista nel codice penale, all’articolo 614.

[v] Un orientamento condivisibile che pur mantenendo vigile e inalterato il principio di atipicità, assimila, il genus delle videoriprese alla disciplina delle ispezioni.

[vi]Possono essere eseguite dalla polizia giudiziaria, previo decreto autorizzativo del pubblico ministero e costituiscono prova atipica, da inserire nel fascicolo del dibattimento, senza necessaria autorizzazione del G.I.P.

 

 

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 13 novembre 2019 – 7 febbraio 2020, n. 5253 in PDF