La moneta virtuale: note di sintesi
Oggi si sente parlare spesso di criptovalute, ma che cosa sono realmente? Le criptovalute, come riportano alcuni dati statistici, sono circa 450 in circolazione e la più famosa è il bitcoin, la quale è una moneta virtuale bidirezionale, in quanto si può convertire in maniera semplice con le principali valute ufficiali e viceversa.
Il termine criptovaluta è composto all’evidenza, da due parole. Si tratta quindi di valuta “nascosta”. Essa è visibile e utilizzabile solo conoscendo un determinato codice informatico e questo già deve essere sufficiente a far riflettere. Lo sviluppo di queste monete virtuali è dovuto sopratutto all’avanzamento delle nuove tecnologie e del cosiddetto deep web, la parte nascosta del web comune, all’interno del quale possono avvenire transazioni illecite e non rintracciabili.
La criptovaluta, con il consenso di tutti i partecipanti, può essere scambiata in modalità peer-to-peer, ovvero tra due dispositivi direttamente, senza il bisogno di intermediari, per acquistare beni e servizi, come fosse una moneta a corso legale a tutti gli effetti.
Le monete virtuali presentano alcune caratteristiche comuni. Tra queste è importante sottolineare il fatto che esse sono decentralizzate, non emesse quindi dalle banche centrali; non sono legate ad una valuta legale e stabile; non possiedono lo status di moneta legale o valuta; sono trasferibili elettronicamente. Ci sono inoltre Stati che hanno deciso di sperimentare, sotto il proprio controllo, l’utilizzo di moneta virtuale nei propri Paesi, come ad esempio l’Urugay con l’e-peso, o paesi che ne hanno annunciato il loro utilizzo senza che però si abbiano maggiori informazioni al riguardo (come ad esempio il Venezuela con il Petro).
La criptovaluta quindi non può avere le stesse funzioni di una moneta a corso legale, poiché a quest’ultima vengono riconosciute le funzioni di unità di conto, di mezzo di pagamento e di deposito di valore. L’elevata volatilità delle criptovalute non consente ad esempio lo svolgimento della funzione “unità di conto”, poiché i prezzi di esse sono soggetti a fluttuazioni molto ampie. Quindi è inefficiente prezzare beni e servizi in unità di criptovalute. Inoltre, il numero di unità di criptovaluta che possono essere prodotte è limitato; ne consegue che più transazioni vengono regolate in criptovalute, maggiore sarà tendenzialmente il loro valore. Infine, esse non sono una moneta merce, ovvero non hanno anche una funzione d’uso, come ad esempio l’oro.
Analizzando più da vicino le transazioni con le valute virtuali, esse sono tracciabili, però coloro che le effettuano sono e restano anonimi, e sono sottratte al controllo delle banche centrali e dei governi in quanto si basano su un sistema decentralizzato. Il monitoraggio circa il collocamento, la stratificazione e l’integrazione è molto complicato per gli enti di controllo, poiché la rete Bitcoin permette a ogni utente di trasferire soldi a velocità quasi istantanea, senza barriere all’ingresso, a bassissimo costo, nell’anonimato virtuale e in assenza di tracciabilità.
Durante la transazione bisogna rivolgersi agli exchangers specializzati nella conversione di moneta avente corso legale in criptovalute per poter acquistare e definirsi proprietari di valute virtuali. Per acquistare i bitcoin è necessario fornire le proprie generalità allegando i documenti di identità nel rispetto degli obblighi del Know Your Customer.
Dopo aver acquistato bitcoin e creato il proprio wallet, il quale è un portafoglio elettronico che permette di trasferire bitcoin attraverso la rete a chiunque abbia attivato un indirizzo tramite un sistema di crittografia a chiave pubblica-privata, quest’ultimo verrà collegato al proprio conto bancario.
La rete delle criptovalute utilizza indirizzi bitcoin che non identificano per nome e cognome un utente, e nel momento in cui vengono scambiati bitcoin questi vengono spostati da un indirizzo ad un altro e la blockchain registra tutte le transazioni eseguite, ovvero i destinatari dei pagamenti, gli indirizzi e il saldo del portafoglio. Un utente può però avere più identità nel sistema, e spostare bitcoin tra queste identità.
Esistono inoltre piattaforme, come ad esempio la LocalBitcoin, che assicurano un acquisto rapido e veloce, totalmente anonimo, dove non vengono richiesti i documenti di identità. All’interno della piattaforma è possibile acquistare o vendere bitcoin inserendo un semplice annuncio, nel quale viene indicato il metodo di pagamento e il tasso di cambio.
La moneta virtuale, con tutte le sue particolari caratteristiche, viene spesso usata dal terrorismo islamico, il quale ha mostrato di saper sfruttare al meglio le innovazioni tecnologiche e digitali, tant’è che utilizza i bitcoin per finanziare ancora le sue attività e il reclutamento degli adepti.
I terroristi hanno la capacità di raccogliere fondi necessari per eseguire gli attacchi e per gestire il gruppo terroristico. Per fare ciò ci sono due modi: il primo metodo è usare delle fonti “lecite”, come ad esempio i soldi che gli emigrati inviano alle famiglie d’origine, oppure i profitti che derivano dalle attività delle piccole e medie imprese; poi c’è un secondo metodo, che comprende fonti illecite, come ad esempio il traffico di armi, di petrolio e di droga. Inoltre è presente una grande propaganda da parte dei gruppi terroristici, che viene praticata all’interno del web. Essi invitano coloro che supportano la causa jihadista ad effettuare donazioni mediante moneta elettronica. Sono state quindi create pagine web dove è possibile inviare il denaro.
Alla luce della propaganda terroristica e del riciclaggio di denaro sporco, le criptovalute devono essere sorvegliate. Durante il G20 del 22-23 Febbraio 2020 i ministri delle finanze si sono soffermati sul tema affinché gli Stati applichino le nuove regole del Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale contro il riciclaggio di denaro sporco e il finanziamento al terrorismo in materia di Bitcoin&Co, per porre fine alla poca trasparenza delle transazioni che hanno permesso il proliferare di attività illecite.