La crisi ucraina e le sue ripercussioni sugli equilibri internazionali

Sofia De Cesari - 31/08/2022

Il 24 agosto 2022, nel giorno in cui Kiev festeggia l’Indipendenza dall’Urss, l’Ucraina conta sei mesi dall’inizio del conflitto. I morti tra militari e civili si calcolano ormai tragicamente nell’ordine di decine di migliaia, in una guerra di attrito che non ha precedenti in Europa dalla fine della Seconda Guerra Mondiale[1]. La Russia ha dimostrato finora di poter alimentare lo sforzo bellico nonostante le ingenti perdite in termini di uomini e mezzi ed il peso delle sanzioni internazionali sulla propria economia. Il regime di Putin mantiene la presa sul Paese, anche grazie a propaganda e repressioni capillari, e fa leva sul fatto che buona parte della popolazione russa è in qualche modo abituata da secoli a sopportare a lungo sacrifici in nome della lotta ad un nemico esterno. Sorprendendo il mondo intero, però, l’Ucraina sta resistendo. Da un lato, grazie al sostegno economico e militare occidentale, principalmente statunitense ma anche dei Paesi e delle istituzioni UE, e dall’altro grazie alla motivazione profondamente condivisa e diffusa di difendere il proprio Paese da un’occupazione brutale[2]. Un Paese che la propaganda russa dipinge come artificiale e non veramente degno di esistere sta dimostrando una eroica e invidiabile coscienza nazionale.

La guerra della Russia contro l’Ucraina ha prodotto cambiamenti inattesi sul quadro strategico europeo, in primis l’adesione di Finlandia e Svezia alla Nato, una svolta storica dato che questa scelta non era nei piani finlandesi o svedesi sei mesi fa. L’adesione, che deve ancora ricevere l’approvazione di alcuni Paesi per poter essere accettata nella Nato, comporta molteplici effetti. In primo luogo, il consolidamento geografico e militare dell’Alleanza atlantica dal Baltico all’Artico passando per la Scandinavia, e, in termini di linee di comunicazione e rifornimento, il controllo Nato di gran parte delle coste baltiche e dello stesso accesso a questo mare nello stretto tra Danimarca e Svezia. Un consolidamento che darà profondità strategica e solidità alla difesa collettiva di Estonia, Lettonia e Lituania, le quali avranno “le spalle coperte” ben oltre il corridoio terrestre di Suwalki che collega Vilnius alla Polonia. In secondo luogo, la Nato si rafforzerà tramite l’integrazione di forze armate nord europee bene addestrate, equipaggiate con mezzi tecnologicamente avanzati – specie in campo aeronautico, ma non solo – con capacità specifiche per le operazioni a ridosso del circolo polare, e nel caso finlandese potenzialmente molto numerose grazie ai riservisti in un Paese che ha mantenuto la leva obbligatoria[3].

La svolta di Finlandia e Svezia non è stato il solo cambiamento importante nel quadro strategico europeo prodotto dalla guerra. L’UE si è mostrata all’altezza della sfida geopolitica stanziando 2,5 miliardi di euro dal bilancio comunitario per finanziare gli aiuti militari donati dai Paesi membri all’Ucraina, istituendo appositi meccanismi di coordinamento, e ha deciso sanzioni senza precedenti. Accelerando un processo già in corso prima del conflitto, gli Stati UE hanno adottato una Bussola strategica per la sicurezza e la difesa, e la Commissione Europea ha fatto ulteriori passi in avanti sull’approccio comunitario a questo settore, anche rispetto ad acquisizioni militari congiunte dei Paesi membri. Tuttavia, l’impatto complessivo della guerra e delle sanzioni sul costo delle forniture energetiche, sommato a una ripresa della domanda globale post-Covid, a una generale incertezza sui mercati internazionali, e a una corsa a determinate materie prime e componenti, ha alimentato un’impennata inflazionistica in tutta Europa e negli Stati Uniti. Per usare le parole degli economisti, la guerra in Ucraina è il terzo shock asimmetrico che l’Unione ha vissuto negli ultimi vent’anni, dopo la crisi economico-finanziaria del 2008 e la successiva crisi della zona euro e dopo la pandemia di COVID-19. Uno shock asimmetrico è un cambiamento improvviso delle condizioni economiche che colpisce alcuni Paesi dell’UE più di altri. Effettivamente, la guerra in Ucraina sta avendo ripercussioni nettamente maggiori sui Paesi confinanti a causa dell’afflusso di rifugiati e della forte dipendenza di tali Paesi dal gas russo. Il direttore per i mercati energetici e la sicurezza dell’Agenzia internazionale per l’energia (Iea), Keisuke Sadamori, sostiene: “Il mondo è nel mezzo della prima vera crisi energetica globale, innescata dall’invasione russa dell’Ucraina, e il settore elettrico è uno dei più gravemente colpiti. Ciò è particolarmente evidente in Europa, che sta attraversando una grave turbolenza del mercato energetico, e nelle economie emergenti e in via di sviluppo, dove le interruzioni dell’approvvigionamento e l’impennata dei prezzi del carburante stanno mettendo a dura prova i fragili sistemi energetici e provocando blackout”. “I governi devono ricorrere a misure di emergenza per affrontare le sfide immediate, ma devono anche concentrarsi sull’accelerazione degli investimenti nelle transizioni di energia pulita come risposta più efficace e duratura alla crisi attuale”, aggiunge Keisuke Sadam[4]. Come sottolineato da Stephen Derkash, Manager dell’ETF Solar Energy UCITS (TANN), l’UE pianifica di accelerare la diffusione dell’energia solare e di triplicare la capacità energetica pulita entro il 2030. Gli esperti affermano che l’elettricità dovrà prendere il posto del gas naturale in settori in cui solo fino a pochi mesi fa il gas sembrava una scommessa sicura e a lungo termine, il che migliorerebbe notevolmente le prospettive dell’energia solare. La Commissione UE ritiene possibile sostituire 24 miliardi di metri cubi di gas russo con fonti energetiche rinnovabili a zero emissioni entro la fine dell’anno. L’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) ha pubblicato nel marzo scorso un piano in 10 punti per ridurre le importazioni di gas russo di 63 miliardi di metri cubi, circa la metà di quanto importato dall’Europa lo scorso anno, attraverso un mix di diversificazione e risparmio[5]. Il 18 maggio la Commissione europea ha presentato il piano REPowerEU per ridurre rapidamente la dipendenza dai combustibili fossili russi e accelerare la transizione verde, aumentando nel contempo la resilienza del sistema energetico dell’UE. REPowerEU mira a diversificare le forniture di gas, accelerare la diffusione dei gas rinnovabili e sostituire il gas nel riscaldamento e nella produzione di energia. La strategia prevede ulteriori misure di emergenza sui prezzi dell’energia e sullo stoccaggio del gas, confermando la possibilità di regolamentare i prezzi dei vettori energetici in circostanze eccezionali assieme alla possibilità per gli Stati Membri di ridistribuire ai consumatori le entrate derivanti dagli extra-profitti del settore energetico e dallo scambio di emissioni[6]. Inoltre, l’UE mira con l’iniziativa “tetti solari” a rendere obbligatori i pannelli solari su tutti i nuovi edifici pubblici e commerciali entro il 2029. In caso di successo, l’energia solare diventerà la principale fonte di elettricità nell’UE entro il 2030.

In un mix esplosivo tra speculazione finanziaria, riduzione delle esportazioni e aumento dei prezzi, si disegna sempre più chiaramente il rischio di una crisi alimentare in quei Paesi più fragili, che ad oggi dipendono quasi esclusivamente dall’importazione di grano da Ucraina e Russia. Le proiezioni del Fondo Monetario Internazionale (FMI) mostrano che l’impatto della guerra sta minacciando le economie del continente africano che già prima della pandemia contava 280 milioni di persone denutrite[7]. Diversi Stati dell’Africa Sub Sahariana, del Medio Oriente e del Nord Africa come Egitto, Algeria e Libano importano oltre il 50% del loro fabbisogno di cereali dall’Ucraina e dalla Russia ed in questo scenario tra blocco dei rifornimenti e rincaro dei prezzi stanno pagando il prezzo più alto. La maggior fragilità di alcune regioni di fronte alle oscillazioni dei prezzi dei cereali sui mercati internazionali deve prima di tutto far riflettere sui motivi che hanno portato nel tempo la loro dipendenza totale dalle importazioni. È infatti solo in tempi più recenti che i Paesi arabi sono costretti a importare massivamente cereali per soddisfare le proprie esigenze interne e il grande peso dell’import per supplire al fabbisogno regionale non ha fatto che indebolire le economie locali, ormai alla mercé delle fluttuazioni del mercato e del critico aumento dei prezzi. Ovviamente questo trend in crescita deve essere collegato prima di tutto alla scarsità di risorse nella regione e all’aumento senza precedenti della popolazione. D’altra parte, crescita demografica e scarsità di risorse spiegano solo in parte l’aumento delle importazioni e più in generale il cambio di paradigma nelle politiche agricole, da collocare all’interno di un momento storico complesso, segnato da politiche economiche neoliberali, dalla mondializzazione e da una forte instabilità politica regionale. Per rispondere all’emergenza la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) annuncia la possibilità di introdurre uno strumento di finanziamento per l’importazione di prodotti alimentari (FIFF) per alleviare i costi immediati dei Paesi importatori netti più vulnerabili. Similmente, l’Europa ha recentemente annunciato di destinare 600 milioni a sostegno dei Paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico più colpiti dalla crisi alimentare. Per quanto necessarie, si tratta di soluzioni temporanee per tamponare quanto possibile gli effetti nefasti della crisi. Si afferma invece con urgenza la necessità di ripensare il problema dalle fondamenta, per ricostruire un modello agroecologico in grado di rispondere ai bisogni di sovranità alimentare, mettendo al centro l’interesse dei contadini e dei cittadini e la tutela dell’ambiente[8].

Questa crisi sta conducendo ad un cambiamento degli equilibri geopolitici a livello mondiale e il vertice del G20 in programma a metà novembre a Bali, in Indonesia, sarà un appuntamento decisivo dato che i leader di Russia e Cina hanno annunciato che parteciperanno all’evento. Se l’impegno sarà confermato e se saranno presenti anche gli occidentali – statunitensi, europei, giapponesi, australiani – sarà il primo faccia a faccia dopo l’inizio della guerra in Ucraina. Quello che ci aspetta in autunno e in inverno, dunque, sarà un periodo insidioso. Il conflitto ucraino entrerà infatti in una fase critica, sei mesi dopo l’inizio dell’invasione russa e in un momento in cui non si intravede la fine dei combattimenti. Gli ultimi sei mesi non hanno permesso all’esercito di Vladimir Putin di ottenere la vittoria sperata né al popolo ucraino di respingere l’invasore oltre le frontiere, e questo malgrado una mobilitazione eccezionale e la consegna di armi sempre più sofisticate[9]. La dichiarazione recente del Presidente francese Emmanuel Macron, che ha invitato i francesi ad accettare di “pagare il prezzo della libertà”, fa capire quanto siano profonde le preoccupazioni dell’Occidente in vista dell’inverno, con una spesa energetica che potrebbe rivelarsi mastodontica.

[1] Alessandro Marrone, La guerra lunga e l’inverno in arrivo per l’Europa”, Affari Internazionali, 2022,

 reperibile al sito: https://www.affarinternazionali.it/la-guerra-lunga-e-linverno-in-arrivo-per-leuropa/

 

[2] Ibid.

[3] Alessandro Marrone,” Gli equilibri tra Nato e Russia dopo tre mesi di guerra in Ucraina”, Affari Internazionali,

2022, reperibile al sito: https://www.affarinternazionali.it/alleanza-occidentale-tre-mesi-guerra-ucraina/

 

[4] Vito de Ceglia, Economia, La Repubblica, 2022, reperibile al sito: https://www.repubblica.it/economia/rapporti/energitalia/storie/2022/07/20/news/iea_siamo_nel_mezzo_della_prima_vera_crisi_energetica_mondiale-358541439/

 

[5]Stephen Derkash, Energie rinnovabili,  E\SG news, 2022, reperibile al sito: https://esgnews.it/focus/opinioni/crisi-energetica-ue-nel-lungo-periodo-le-rinnovabili-sostituiranno-gli-idrocarburi/

 

[6]Un Green Deal europeo, Commissione Europea, reperibile al sito: https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/european-green-deal/repowereu-affordable-secure-and-sustainable-energy-europe_it

 

[7] Pietro Pizzinato, Guerra in Ucraina e crisi alimentare, 2022,

reperibile al sito: https://valori.it/guerra-crisi-alimentare-africa-agricoltura/

 

[8] Letizia Molinari, Nord Africa e Medio Oriente nella morsa della crisi alimentare, Osservatorio globalizzazione, 2022,

reperibile al sito: https://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/nord-africa-e-medio-oriente-nella-morsa-della-crisi-alimentare/

 

[9]Pierre Haski, Il primo inverno di guerra in Ucraina sarà pieno di pericoli, Internazionale, 2022,

reperibile al sito: https://www.internazionale.it/opinione/pierre-haski/2022/08/22/ucraina-inverno-guerra