Central Bank Digital Currencies: la risposta delle Banche Centrali alle Criptovalute e alle Stablecoins
È assolutamente innegabile come la diffusione delle criptovalute e la minaccia posta dai progetti di stablecoins (più i secondi che le prime) abbiano portato le banche centrali di tutto il mondo a porsi delle interessanti domande sul “futuro monetario” e sull’opportunità di guidare l’innovazione, anziché rispondere “in difesa” rispetto le conseguenze dell’evoluzione della tecnologia e del mercato monetario.
Il fenomeno Bitcoin ha riscosso e riscuote larga eco nel mondo intero, affermando di mirare alla liberazione della ricchezza dall’ingerenza del sistema bancario tradizionale; forse, in parte, tale criptovaluta riuscirà nella realizzazione del suo intento, disintermediando il sistema dei pagamenti rispetto la totalizzante presenza delle banche (ndr. commerciali), tuttavia il contraltare potrebbe non essere – come auspicato dai suoi fautori – l’uso degli stessi Bitcoin, quanto quello delle valute aventi corso legale in “forma digitale” (garantite dalle banche centrali emittenti), queste ultime consentirebbero un’esperienza d’uso analoga ad altri strumenti digitali[1].
La questione è molto più seria di quello che si può pensare e potrebbe avere sviluppi dirompenti per la stabilità monetaria internazionale, è quindi il caso di comprendere appieno ciò che sta accadendo intorno a noi.
Lo scorso ottobre la Banca Centrale Europea ha pubblicato un dettagliato rapporto[2] denominato “Report on a digital euro”, elaborato da un’apposita Task Force istituita al suo interno[3] con il compito preciso di valutare le necessarie questioni di natura tecnica e legale, oltre alle eventuali conseguenze che potrebbero derivare per l’intero settore economico e monetario dell’Unione Europea a seguito del lancio di una CBDC.
Il rapporto, stando alle dichiarazioni rese dall’italiano Fabio Panetta[4] , mira a delineare una serie di scenari possibili nei quali la creazione di una Central Bank Digital Currency si pone come la migliore alternativa per assicurare la stabilità del valore e della capacità di acquisto della valuta europea, oltre ad identificare le caratteristiche teoriche, legali e tecnologiche necessarie all’implementazione di uno strumento che risponda alle sfide che intende fronteggiare, reso disponibile in aggiunta (e non in sostituzione) al denaro contante, ossia la cartamoneta che tutti conosciamo.
Il report citato si inquadra in un più generale progetto avviato dalla Banca Centrale Europea, destinato ad arrivare a determinazioni più precise per la metà dell’anno prossimo, termine entro il quale si deciderà definitivamente di implementare o meno questo nuovo strumento nel sistema economico e monetario europeo. In tal senso è stata avviata anche una discussione aperta a tutti[5] i cittadini, le istituzioni, le imprese di settore e gli operatori economici in generale, volta ad ottenere suggerimenti, oltre che a sollecitare l’espressione di dubbi ed opinioni in generale.
In senso affermativo depongono anche le dichiarazioni rese dalla stessa Presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde che, in occasione del forum annuale sul sistema bancario centrale (usualmente svolto nella cittadina di Sintra in Portogallo, ed occasionalmente svolto come evento online in occasione dell’emergenza pandemica) tenutosi nelle giornate dell’11 e 12 novembre scorsi, ha chiaramente espresso la sua apertura verso la realizzazione di un progetto di criptovaluta della Banca Centrale (c.d. CBDC), che potrà vedere la luce, realisticamente, nei prossimi due, tre o quattro anni. Ha, inoltre, chiaramente ribadito come i principali nodi da affrontare siano proprio i profili della privacy e delle misure antiriciclaggio e antiterrorismo. Ad analoghe conclusioni sono giunti il Presidente della Federal Reserve Jerome Powell, così come il governatore della Banca d’Inghilterra Andrew Bailey. Nel riprendere le dichiarazioni della Presidente Lagarde, alcuni commentatori hanno forse “travisato” il riferimento che la stessa ha fatto al mese di Gennaio 2021 come termine per la decisione della Banca Centrale sull’emissione di tale tipologia di moneta digitale; quest’ultimo è da considerarsi, piuttosto, rivolto al termine espressamente previsto per la raccolta delle opinioni da parte di chiunque voglia esprimersi in relazione all’emissione di questa nuova tipologia di moneta, fissato espressamente al 12 Gennaio 2021, mentre la decisione definitiva arriverà solo a metà dell’anno prossimo.
A ben vedere l’iniziativa di valutare l’emissione di una criptovaluta garantita da parte della Banca Centrale non è solamente europea, in quanto analoghi impulsi si sono registrati da parte di altri Stati, anche con l’autorevole guida della Banca dei Regolamenti Internazionali (Bank of International Settlements). Va anche aggiunto che la crisi internazionale scatenata dal Covid-19 ha contribuito a catalizzare la discussione istituzionale, e ciò a causa del forte impulso che, a torto o a ragione, si è dato ai pagamenti elettronici[6] sia nei negozi fisici che nell’e-commerce.
La Banca Centrale Europea, unita in un gruppo congiunto con banche centrali di altri Stati[7] sotto l’egida della Banca per i Regolamenti Internazionali, ha ulteriormente contribuito alla pubblicazione di un documento[8] in data 09.10.2020 (analogamente al report diffuso dalla Banca Centrale Europea appena una settimana prima e già precedentemente citato), che compendia i principi e le caratteristiche ritenuti fondamentali per la realizzazione di progetti di CBDCs (Central Bank Digital Currencies) secondo una visione comparata. Chiaramente una collaborazione internazionale sul tema, quantomeno a livello di studio, oltre che di conoscenza e condivisione dei risultati di eventuali sperimentazioni, risulta di fondamentale importanza al fine di avviare un serio progetto (su basi concettuali condivise) che garantisca anche l’interoperabilità dei pagamenti fra differenti valute digitali. Considerazione comunemente accettata è quella per cui l’introduzione di una moneta digitale garantita dalle banche centrali consentirà, a queste ultime, di avere un nuovo ed efficiente strumento per la trasmissione delle decisioni di politica monetaria.
I risultati dello studio pubblicato dalla BIS[9] affermano come una moneta elettronica garantita dalle banche centrali servirà soprattutto in risposta al declino nell’uso del contante (banconote), oltre che alla diffusione di criptovalute private (dagli effetti ancora più destabilizzanti rispetto altri strumenti). L’avvio di un panel internazionale di banche centrali va anche nella direzione di consentire l’interoperabilità delle singole valute digitali, e quindi dei pagamenti internazionali, sempre per mezzo delle singole CBDCs, in modo da eguagliare la caratteristica delle criptovalute di consentire pagamenti veloci e facili anche nel caso di transazioni internazionali.
Chiaramente l’introduzione di uno strumento del genere ha delle conseguenze rilevanti soprattutto per le banche commerciali, che potrebbero vedere erosi i depositi su cui hanno fatto affidamento, dovendo reperire i fondi per il loro finanziamento per mezzo di strumenti diversi (e magari più rischiosi).
Insomma, le implicazioni di queste scelte avranno ricadute ben più rilevanti di quelle che, a prima vista, potrebbero essere individuate, divenendo uno strumento di possibile influenza sui mercati stranieri.
Ad avviso dello scrivente, tuttavia, la velocità sempre maggiore con la quale il progetto Bitcoin si diffonde (vedasi gli ultimi aggiornamenti secondo i quali il colosso del sistema dei pagamenti Paypal ha ufficialmente ammesso i Bitcoin[10] sulla sua piattaforma, fungendo da wallet), potrebbe avere l’effetto di spingere nuovamente sull’acceleratore delle iniziative volte allo sviluppo di CBDC.
Ulteriore testimonianza della sempre grande attenzione verso le tecnologie necessarie per rendere possibile l’uso vero e proprio di una valuta europea in versione digitale è la dichiarazione dello scorso 27 novembre, rimbalzata su tutte le agenzie[11], secondo cui il Governatore della Banca d’Italia Visco ha dichiarato come sia del tutto verosimile l’utilizzo del sistema di pagamenti TIPS per le funzionalità del futuro euro digitale.
Di fatto il TIPS[12] è un’infrastruttura tecnologica, resa operativa lo scorso novembre 2018, che consente di operare trasferimenti immediati di fondi 24/7, con l’ulteriore caratteristica che i pagamenti del sistema TIPS avvengono già con “moneta delle banche centrali” e non con depositi di banche commerciali (e ciò contribuisce a farla tenere seriamente in considerazione come infrastruttura necessaria, alla base di un futuro sistema dei pagamenti in euro digitale). I fornitori dei servizi di pagamento, a tutt’oggi, dedicano un apposito fondo agli eventuali pagamenti che vengono operati per mezzo del sistema TIPS.
L’interessamento a 360 gradi delle banche centrali di tutto il mondo catalizza l’attenzione su quella che sarà un’occasione tecnologica che farà indiscutibilmente evolvere il mondo della moneta, e con esso dei pagamenti, per come lo conosciamo finora. Come ogni punto di arrivo tecnologico ed economico, questa mutazione del panorama mondiale porta con sé, insieme, una necessità di cooperazione internazionale (per garantire l’interoperabilità tra valute differenti) ed una sfida aperta tra le maggiori economie mondiali.
Alcuni giganti, uno su tutti la Cina, cavalcano a tutta velocità nella direzione della realizzazione di un sistema di criptovaluta interno. Quello messo a punto dalla potenza asiatica coinvolgerebbe le 4 principali banche del paese, in qualità di agenti nella distribuzione e gestione della CBDC[13]. Le motivazioni di un così veloce sviluppo, per il paese del dragone, sono chiaramente molteplici (tra cui alcune palesi ed altre meno evidenti e, forse, anche meno confessabili).
Tra quelle interne si annoverano certamente la dipendenza del paese (per quanto concerne i pagamenti elettronici) dai due colossi Alipay e Wechatpay[14]; di converso le possibili ragioni esterne (non confermate), vanno ricercate nel concetto che è stato enunciato tanto nel rapporto della Banca Centrale Europea[15] in materia di un progetto di euro digitale, quanto nelle linee guida su principi e caratteristiche fondamentali delle CBDCs tracciate da parte della Banca dei Regolamenti Internazionali[16]; entrambi i rapporti indicano, tra le problematiche da affrontare in ragione del lancio di una valuta digitale delle banche centrali, quella per cui la diffusione di una CBDC estera (intesa come tale in relazione a qualsiasi mercato interno) potrebbe comportare fenomeni di vera e propria “sostituzione valutaria” (e ciò è tanto più vero quanto maggiormente ci si riferisca ad economie deboli con altrettanto deboli valute). Di conseguenza, al pari di un rischio di sostituzione valutaria per i paesi con economie più deboli, sussistono possibili risvolti positivi in termini monetari ed economici per quei paesi che per primi dovessero arrivare a realizzare la propria valuta digitale[17] ove la stessa si diffondesse anche in altre realtà nazionali (possibilità che non si presenta, tuttavia, priva di rischi) e potesse essere detenuta/scambiata illimitatamente.
È noto come, in questi ultimi anni, abbiamo assistito alla realizzazione plastica del paradosso della “trappola della liquidità” che si verifica quando, in spregio alle teorie monetarie che fanno derivare automaticamente da un surplus della quantità di moneta in circolazione un aumento dell’inflazione, nonostante l’incremento della quantità di moneta immessa nel sistema, il mercato continua a permanere in una situazione di deflazione, senza che la moneta immessa venga spesa, quanto piuttosto accumulata da parte dei soggetti che hanno accesso alla stessa.
Posto che una condizione del genere può dipendere da una serie di diversi fattori, in larga parte non direttamente influenzabili da parte delle banche centrali, alcuni di questi potrebbero tuttavia essere “incisi” positivamente dall’adozione di una CBDC. Il riferimento è, in primo luogo, all’intrappolamento della liquidità all’interno del sistema bancario, il secondo è la velocità del denaro.
Difatti, nonostante le larghe politiche di quantitative easing, attraverso le quali le banche centrali hanno immesso una grande liquidità nel sistema per mezzo di finanziamento alle banche commerciali, la moneta emessa è rimasta “intrappolata” dentro le banche, che sempre più raramente concedono prestiti se non debitamente garantiti ed effettuano con difficoltà attività di market making.
Le liquidità vengono concesse con maggiore facilità alle grandi realtà imprenditoriali, mentre molto di meno viene dato alle piccole realtà imprenditoriali (larga parte del tessuto produttivo italiano) e ai consumatori (che, anche in ragione dei loro redditi, sono i soggetti con la più alta propensione al consumo, che riescono conseguentemente a far “girare”l’economia).
Il fattore di blocco si accentua ove si considera che questo genere di politiche vengono effettuate in periodi di “crisi”, laddove le banche sono ancora meno propense a concedere somme in prestito senza che ci siano le più ampie garanzie di restituzione dello stesso, ingabbiando, di fatto, le risorse al loro interno senza che trovino sbocco nel mercato reale (con il conseguente incentivo al movimento dell’economia reale del paese, cui conseguirebbe un corrispettivo aumento dei valori dell’inflazione).
Proprio in questo senso l’introduzione delle CBDC potrebbe agire sulla trasmissione delle politiche monetarie decise da parte delle banche centrali, scardinando i meccanismi poc’anzi descritti, che ne rendono complessa la trasmissione; anche se (e questo costituisce uno dei maggiori interrogativi che sono destinati a trovare risposta solo alla prova dei fatti) gli effetti potrebbero essere dirompenti e finanche difficilmente governabili, in ultima istanza, da parte delle stesse banche centrali.
Il settore è arrivato ad un livello così tanto avanzato che la stessa società Mastercard (società leader nei pagamenti globali) ha lanciato una piattaforma di testing[18] per provare concretamente come potrebbe funzionare la circolazione di un tale genere di valuta.
Le soluzioni, in termini tecnologici, sono un po’ tutte sul campo, con l’approccio account based che, al momento, sembra essere preferito rispetto soluzioni basate sui token e DLT.
Da quanto sin qui detto sembra potersi desumere che nel futuro di tutti noi sarà certamente presente anche il denaro digitale. Le scelte fatte in questo campo dalle più grandi economie del mondo comporteranno delle conseguenze rilevanti anche in termini di politica monetaria (e non solo) internazionale, se divisive/aggressive o collaborative dipenderà dalla volontà dei governi di approfittare (o meno) di un primato, in termini temporali, nel settore.
[1] Il riferimento è da intendersi alla generalità delle criptovalute disponibili sul mercato.
[2] https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/Report_on_a_digital_euro~4d7268b458.en.pdf.
[3]Vds. https://www.ecb.europa.eu/press/inter/date/2020/html/ecb.in200108~f3ba434000.en.html.
[4] A capo della Task Force di Alto Livello de quo, oltre che membro del Comitato Esecutivo della Banca Centrale Europea.
[5] https://www.ecb.europa.eu/euro/html/digitaleuro.it.html.
[6] Il riferimento è alla incentivazione nell’uso di strumenti cashless per un’ipotetico rischio di contagio a causa dello scambio fisico di monete e banconote.
[7] Bank of Canada, Bank of Japan, Sveriges Riksbank, Swiss National Bank, Bank of England, Board of Governors Federal Reserve System, Bank for International Settlements.
[8] https://www.bis.org/publ/othp33.htm.
[9] Acronimo di Bank of International Settlements.
[10] https://newsroom.it.paypal-corp.com/ultime-notizie?item=122616.
[11] https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2020/11/27/viscoper-euro-digitale-possibile-uso-sistema-pagamenti-tips_2eab8b85-f5c1-4122-917a-49dfdd111a52.html
[12] Acronimo di Target Instant Payment Settlements, lanciato come ulteriore estensione del sistema target 2
[13] Ciò significa che i cittadini cinesi potranno provvedere ad aprire il proprio portafogli elettronico presso una delle 4 principali banche del paese (che sono Industrial and Commercial Bank of China (ICBC), China Construction Bank (CCB), Bank of China (BOC), Agricultural Bank of China (ABC).
[14] Una volta relizzata una moneta digitale emessa e gestita, anche per quanto concerne i pagamenti, dalla banca centrale o dalle banche gestite dal governo della Repubblica Popolare Cinese, il governo cinese riuscirebbe in gran parte a liberarsi della dipendenza dalle compagnie private, riconducendo tutto sotto il controllo “pubblico”.
[15] Pag. 21 “Effects on the cross-border use of the euro”.
[16] Pag. 8 “Financial stability risks – Protecting monetary sovereignty
[17] Sempre che ne venga consentito l’uso anche al di fuori dei confini nazionali o non sia ben progettata al fine di evitare un uso internazionale, con la possibilità che ciò avvenga volontariamente o meno.
[18] https://investor.mastercard.com/investor-news/investor-news-details/2020/Mastercard-Launches-Central-Bank-Digital-Currencies-CBDCs-Testing-Platform-Enabling-Central-Banks-to-Assess-and-Explore-National-Digital-Currencies/default.aspx